Bugie da governatore: «Sono a Roma» Ma lo vedono in Albaro
(…) Rimane incomprensibile un punto: che bisogno c’era di tirare in ballo il povero – si fa per dire – Castellano? Mistero del gerundio. Che va ad aggiungersi, del resto, agli altri misteri dolorosi nel calvario del governatore. Tanto per dire: l’appuntamento «improcrastinabile» fissato alla domenica mattina, l’auto prestata dall’amico del cuore («è una macchina che possiedo da otto anni», «no, me l’hanno prestata»), la lunga telefonata fatta dentro l’abitacolo della Mitsubishi mentre gli automobilisti che l’avevano incrociato lo stavano tempestando di improperi, la «confessione» ritardata fino al momento in cui Repubblica l’ha rivelata.
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